Cultura
Il più grande Salone di New York

Astor Place Hairstylist // 75 parrucchieri, tra i clienti anche De Niro e Bruce Willis, al suo interno si parlano 15 lingue

All’ingresso si viene accolti da un cartello che elenca le lingue parlate nel salone. Ne sono una quindicina, tra reali come l’italiano, il russo, il farsi, e ideali come ad esempio il bee bop e l’hip hop. Quindici lingue divise tra settantacinque hair stylist. L’Astor Place Hairstylist si trova a New York, nell’Upper East Side, dagli anni ’40. E da allora non ha fatto altro che crescere. All’inizio nel quartiere c’erano solo negozi di ferramenta e la vita notturna, l’hype, la movida non si sapeva nemmeno cosa fossero. All’inizio era solo un barber shop con quattro sedie aperto da un italoamericano di New York.

―Astor Place Hairsylist

Poi vennero gli anni ’70, e lì iniziarono i tempi duri per i barbieri. Nessuno voleva più tagliarsi i capelli, l’imperativo era Peace, Love & Chiome-al-Vento. Per fortuna i favolosi Seventies si chiusero ed arrivarono gli anni ’80, con la loro voglia di disco e di punk, e l’Astor riprese a lavorare. A lavorare tanto. Anche troppo per quelle quattro postazioni. Così si sfondarono i muri e il salone dilagò nel basement, ai lati e dietro, e si crearono postazioni su postazioni, ogni angolo veniva usato. Nel periodo di massima attività lavoravano fianco a fianco, dal mattino alla sera, 113 hairstylist.

L’Astor divenne conosciuto, anzi famoso, e i famosi, i vip, iniziarono a frequentarlo. Robert De Niro si serve abitualmente all’Astor, come del resto fanno Bruce Willis e Channing Tatum. Ma il jet-set non ha mai stravolto la filosofia easy di questo posto in cui non c’è spazio per l’immagine svuotata. Tutto è vero, denso di vita e di passione. Come una di quelle trattorie divenute famosissime proprio perché permettono di godersi il massimo, rilassandosi al massimo. Da oggi, se andrete a New York, avrete un nuovo, imperdibile, indirizzo da visitare. Con i capelli lunghi, ovviamente.

Tutte le immagini: William Laviano Photo

Federico Flamminio
23/1/2016