White Edition 1
Love The Sign

Gli oggetti che hanno fatto la storia del design italiano

L’Italia è immediatamente associata ad una parola: stile. Lo stile italiano che per tutto il Novecento ha fatto scuola e ha meravigliato il mondo intero. Gran parte del merito va senz’altro agli architetti e ai designer, ma ci sono anche aziende che hanno sempre creduto nell’innovazione, nella sperimentazione, nella voglia di giocare, osare e creare. Dal connubio di creatività e tenacia sono nati oggetti che hanno sfidato i decenni e sono divenuti classici. Il design italiano è esposto nei musei e fa bella mostra di sé in abitazioni private e strutture pubbliche. Qui di seguito abbiamo raccolto una serie di opere che meritano davvero di essere conosciute e ricordate.

1. 1964 TS502
Nel 1964 atterrò nelle case italiane la radio TS502 della Brionvega. Da subito ribattezzata “il Cubo”. Un parallelepipedo arrotondato disegnato da Zanuso e Sapper, che ha conquistato generazioni di amanti del design. Prodotta ancora oggi, il Cubo è l’emblema del periodo in cui i transistor e gli stampati plastici permisero al design di sbizzarrirsi e creare oggetti belli da usare e da guardare.

2. 1965 LC2
Sedersi sulla LC2 significa entrare a far parte di un’opera d’arte. La poltrona senza tempo, punto di riferimento per cinquant’anni del design mondiale, è il risultato del sodalizio tra Cassina e Le Corbusier, che progettò questa seduta insieme a Jeannet e Perriand. Un’idea nuova di produzione, industriale ma ricercatissima, e materiali innovativi che hanno reso la LC2 un classico dell’architettura.

3. 1978 PROUST
Le sensazioni letterarie della Recherche si sono incarnate in un oggetto, grazie alla creatività di Alessandro Mendini. Stile falso ‘700, tessuto postmoderno che riprende le suggestioni pittoriche di inizio Novecento, produzione rigorosamente artigianale. Dal 1978, la poltrona Proust è riconosciuta come oggetto di design, ma soprattutto come un’opera d’arte, e per questo esposta nei musei d’Europa.

4. 1970 BOCCA
L’ispirazione era arrivata da un quadro di Dalì, la dedica andava a Marilyn Monroe. In mezzo c’erano dei giovani architetti, la Pop Art e la voglia di rendere bello e colorato il mondo. Il risultato fu clamoroso: il divano Bocca, dello Studio65, sin dal suo esordio conquistò riviste e pubblico. L’ironia, la sensualità, la genialità del design che trasforma immagini conosciute in qualcosa di nuovo.

5. 1957 SELLA
Quando i telefoni erano attaccati alle pareti, si potevano passare ore in piedi a chiacchierare. Achille Castiglioni, per ovviare al problema, ha immaginato Sella e Zanotta l’ha prodotta. Era il 1957 e il Made in Italy esplodeva nel mondo. Una sella da bici in cuoio con morsetto e asta d’acciaio, montata su una base semisferica in ghisa che crea l’effetto del “sempre in piedi”. Semplicemente geniale.

6. 1990 JUICY SALIF
Probabilmente uno degli oggetti di design più famosi al mondo. Sicuramente lo spremiagrumi più controverso di sempre. Disegnato da Philippe Starck per Alessi nel 1990, questo utensile rappresenta il punto di frontiera tra strumento e creazione artistica. Si acquista nei negozi di casalinghi, si usa (a volte) per fare spremute, ma il suo vero luogo d’elezione è il MoMA di New York.

7. 1922 REMIDA
Sembra sia stato creato oggi, e invece è passato quasi un secolo. Era il 1922 e Zanotta celebrò il futurista Fortunato Depero, artista e pubblicitario, con questo sgabello in acero bianco e seduta in cuoio incassato. I colori e il disegno sono ovviamente di Depero, la voglia di osare è di un’azienda che ha prodotto capolavori del design italiano. Un classico senza tempo.

8. 2005 VICTORIA GHOST
È come un fantasma, invisibile. Eppure, quando la si nota, non si resta indifferenti. La sedia Victoria Ghost, progettata nel 2005 da Philippe Starck per Kartell, è una sedia in policarbonato trasparente o colorato, adatta ai giardini, alle cucine contemporanee o ai soggiorni in stile. Proprio come un fantasma che attraversa le epoche restando sempre lo stesso, senza perdere mai la capacità di stupire.

Alessandro di Giacomo e Federico Flamminio
2/5/2016