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LOUIS VUITTON A-I 2016 / Quel che resta del glamour…

Ghesquière cita e rielabora con la solita sofisticata eleganza quel che resta del glamour: il bello e l'edonistico di allora, trent'anni dopo

Un’architettura nell’architettura, Nicolas Ghesquière presenta l’ennesima collezione gioiello Autunno/Inverno 2016/17 in una scenografia bellissima all’interno della Fondation Louis Vuitton: pavimento geometrico bianco e nero e colonne poligonali di vetri scheggiati a creare un percorso labirintico tra gli spettatori. Atmosfere fine anni ’70, inizio ’80, come in una discoteca abbandonata, la colonna sonora che parte è una ballata punk-melodica di Lou Reed, Street Hassle; prima violini, poi chitarre elettriche, per 11 minuti divisi in tre sezioni: nella prima narra una donna che frequenta un gigolo, la seconda uno spacciatore che racconta agli amici la morte di una ragazza nel suo appartamento, la terza è un requiem di Lou Reed su morte e amore.

Ghesqière sceglie sempre con cura le soundtrack dei suoi show: così l’anno del brano è il 1978, come le citazioni di una collezione che supera i ’70 citando elegantemente gli ’80: molte geometrie, mini zip che scoprono l’ombelico, pantaloni in pelle con colorati maglioni over-size, giacche aderenti ma dai volumi ampi sui fianchi, stivaletti poco sopra la caviglia dal tocco punk, maniche corte e guanti che coprono quasi fino la spalla, corpetti rigidi in pelle molto puliti e geometrici, orecchini lunghi lucenti, tante paillettes e trasparenze per la sera, vestita con abiti sottoveste. Capelli o molto naturali, o ingellati molto sleek e all’indietro; make up nude look, ma con un rossetto glossy color vinaccia ad esaltare le labbra. Ghesquière cita e rielabora con la solita sofisticata eleganza quel che resta del glamour: il bello e l’edonistico di allora, trent’anni dopo.

Alessandro Di Giacomo / Valentina Monti
9/3/2016

Photo Instagram @latoyahyoung + @petiteruskoff