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Fashion portrait

Alessandro Michele, l'anima visionaria di Gucci

Di Roma, quartiere Montesacro, classe ‘72. Padre tecnico Alitalia, la madre lavorava nel cinema. Completati gli studi all’Accademia del costume e della moda fa ogni tipo di lavoro, prima giornalaio, poi manovale: “Accettai di distruggere i muri degli appartamenti che sarebbero stati ristrutturati. Era terapeutico come una seduta psichiatrica” (a D Repubblica, 23/9/2015).
Entra nel fashion system a Bologna con Les Copains occupandosi di maglieria, poi a Roma da Fendi come senior designer accessori. Qui incontra Karl Lagerfeld: “Da lui ho imparato che la creatività non è una cosa stabile. Che devi imparare a lasciarla libera”. Entra in Gucci nel 2002, voluto da Tom Ford. Dal 2011 braccio destro di Frida Giannini, da gennaio 2015 ne è Direttore creativo: “Mi ritrovai con cinque giorni per fare una collezione. Mi sono chiuso nella mia casa di Civita di Bagnoregio, un rifugio sul vuoto delle valli circostanti. I giorni di Civita per me sono surreali. Potrebbero essere un anno o un’ora” (ibidem). Undici mesi dopo il British Fashion Council lo premia a Londra con l’International Design Award: “La cosa più eccitante nel fashion system 2015” (fashionista.com). “Ha rialzato un marchio dalla polvere del ‘carino’ agli allori del ‘lo voglio’. In soli sei mesi. E la sua moda stonata oggi è legge e tendenza” (ibidem). Appassionato di antiquariato e decor, colleziona ritratti a olio. Fidanzato con Vanni Attili, ha le dita piene di anelli e ama lavorare nel disordine, con la musica alta. “La mia idea di moda ha a che fare con l’imperfezione”.

— “La moda è il modo più
semplice che abbiamo di
ricollegarci alla bellezza”
(Alessandro Michele)

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